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Nuovi stili di Copywriting

La diminuzione del tempo di attenzione dell’utente medio online e la crescente professionalizzazione dei contenuti presenti online ha investito in pieno il mondo dei contenuti, moltiplicando gli stili di copywriting esistenti.

In un modo non dissimile da una specie di seconda creazione degli stili di letteratura (online, in questo caso), ad ogni differente intento di ricerca cominciano a corrispondere diverse soluzioni, frutto di strategie comunicative differenti.

Sebbene non sia possibile identificare un trend vincente, sicuramente alcuni elementi presenti nella narrazione possono essere considerati come elementi validi.

Scrivere “naturale”

Si tratta della lezione numero uno del copywriting, per così dire, ed ha a che fare con gli stilemi sottesi in un testo, ma anche molto con il mind setting della persona che sta scrivendo. Più che uno stile di copywriting bisognerebbe considerarlo come il punto di partenza per comunicare con qualcuno, e non bisogna confondersi e considerare a priori uno stile “innaturale” uno ricco di fronzoli o barocco.

La natura di uno scritto ha a che fare con la sua leggibilità, anche se questa è condizionata dal target a cui si rivolge, ma anche con la capacità di riuscire a “mimetizzare” o riprodurre un testo che possa essere riconosciuto come appartenente ad uno stile.

Utilizzare lo slang

Lo slang è un linguaggio composto da frasi e modi di dire appartenenti ad una determinata classe sociale, e ha la capacità di rimarcare con più forza alcuni concetti comuni per il gruppo di persone che lo utilizza.

Il vantaggio di usare lo slang è che risulta differente rispetto al linguaggio comune, facile da riconoscere, e se ci pensiamo bene l’aspetto più importante della comunicazione riguarda la capacità di trasmettere le intenzioni, e non le parole utilizzate.

Utilizzare questo metodo descrittivo fa forza sulla capacità di evocare emozioni e sensazioni molto complesse e ben definite, capaci di mettere l’utente nel giusto mood.

Moralismo recensivo

So che non esiste come termine, ma gli inglesi utilizzano la parola “Wishful thinking” per indicare un “pio desiderio”, questa dovrebbe essere la traduzione, e dovrebbe indicare la capacità di creare uno scritto che recensisce un prodotto o un servizio tramite un testo fitto e ben definito, che molto spesso causa una reazione emotiva molto forte. Ci siamo trovati tutti davanti ad un muro di testo su Facebook o tra le recensioni di un prodotto che ci ha fatto infuriare o ci ha reso partecipi.

Ecco, questo genere di sensazione è ciò che il Wishful thinking tenta di generare nell’utente, per causare una reazione insomma. Esistono sicuramente stili di copywriting che sembreranno più “moderni”, ma vi assicuro che esiste un vero e proprio universo di copywriter specializzati in questo particolare stile.

Doodle

Molti di noi hanno fatto la conoscenza dei doodle tramite Google (scusate il gioco di parole), che rappresentano uno dei pochi elementi visivi presenti nella schermata di ricerca iniziale del motore di ricerca di Mountain View.

In realtà i doodle (letteralmente, scarabocchio) sono una rappresentazione grafica che utilizza il testo come uno degli elementi utilizzati per completare l’opera. La capacità sintetica e la grande espressività permettono di esprimere claim, fornire informazioni senza uscire dal mood auspicato dal brand.

Per tutti i puristi del copywriting tradizionale sarà un po un colpo al cuore considerare questa forma di comunicazione come appartenente al proprio genere, ma di fatto non è la quantità del testo o la disposizione a generare i requisiti minimi validi perché si possa considerare un testo “copywriting”, bensì la funzione relazionale e/o commerciale.

Uno degli stili di copywriting più moderni: il doodle

Forma epistolare (e-mail)

Si tratta di uno stile desunto da quello da cui prende il nome, epistolare appunto, e che viene utilizzato prevalentemente utilizzando le e-mail come mezzo.

Lo stile prevede una forma di scrittura privata che si “confida”, che dialoga espressamente con l’utente mostrando si aspetti tecnici, ma sempre mediati da termini e modi che esprimono una vicinanza, se non fisica di intenti.

In poche parole si accorciano le distanze e si può anche allungare la quantità di testo utilizzata proprio perché si è riusciti a far breccia (o almeno si spera) ed essere percepiti nella breve finestra di attenzione che ogni persona concede ai contenuti online.. Non c’è dunque una reale segretezza in ciò che stiamo narrando, ma nonostante ciò la forma esprime esattamente il contrario.

Stili di prosa

Alcuni modo di porre le frasi aiuta a rilassarsi e a connettersi con il prossimo. Nonostante si pensi che sia appannaggio degli scrittori, ognuno di noi riesce con un po di sforzo a imprimere le emozioni e a farle sentire in ciò che scrive.

Se oggi si pone la prosa come uno stile di copywriting è perché un testo strutturato in una certa maniera raggiunge l’utente ancora prima che questo sia ultimato, proprio perché esiste una connessione tra la forma della frase e l’emozione “imbrigliata”.

Molto spesso la quantità di parole utilizzate (più sono e più elaborato viene considerato lo scritto) e l’attinenza o la distanza rispetto ad uno stile di scrittura comune (o “piatto, per così dire) fornisce informazioni sul tipo di conversione ci si può aspettare.